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giovedì 12 dicembre 2013

In morte di Rossana Podestà, ora al fianco di Walter Bonatti là dove si è smesso di salire

Quando se ne era andato Walter Bonatti, compagno degli ultimi, intensi anni della sua vita, Rossana Podestà aveva raccolto con stile, baldanza e soprattutto amore il testimone di un uomo eccezionale se ce ne sono mai stati. Custodirne la memoria con levità e serietà assieme, “esserne all'altezza” senza costruirgli il monumento che pure avrebbe meritato è stata la chiave di questi anni. Per chi, come me, ha avuto la fortuna di avere Walter per amico e di poter entrare nella meravigliosa casa di Dubino, è stato un grande esempio. Sublimato in un momento particolare e unico: quando a metà settembre a Trento è stato presentato il film che Rossana Podestà ha voluto dedicare a Walter intitolandolo “W come Walter”. Ora anche Rossana ci ha lasciati ed è fin troppo facile immaginarla a sgranare gli occhi al fianco di Bonatti ad ammirare le cose infinitamente belle e i “giorni grandi” che ci sono lassù dove si è smesso di salire. Per due “non credenti” come loro la sorpresa deve essere ancora più grande. Qui di seguito vi ripropongo l'articolo pubblicato sul Messaggero dopo la serata di Trento.

Ecco il testo dell'articolo:
«Ora vi mostro una cosa che non avete mai visto: Walter Bonatti che balla».
Le immagini tremolanti del filmino in super8 restituiscono un lato indubbiamente inedito del grande alpinista-esploratore scomparso. Gli amici sorridono, Rossana è dolcemente divertita e commossa, c’è un clima bello e carico di affetto e vien voglia di sprofondare ancor di più in uno dei divani della casa di Dubino.
Solo che non siamo quattro amici in casa Bonatti. Siamo a Trento, nell’auditorium Santa Chiara, e siamo tanti, più di un migliaio.
Era questo il clima che ha affascinato e coinvolto venerdì sera nel capoluogo trentino chi ha partecipato alla “prima” del film “W come Walter”, voluto, scritto, diretto, montato e infine proiettato da Rossana Podestà e da Paola Nessi. Un clima di famiglia che si ritrova per guardare con gli amici l’album di fotografie. Solo che l’album è del più grande alpinista e esploratore italiano di sempre e quindi bisognava essere, come dire?, all’altezza.
Così, anziché un disco di sottofondo, a dare il tono alla serata è stato “il coro” per eccellenza, quello della Sat, ed è stato bello ritrovare nella formidabile coerenza del coro, articolata in infiniti registri, lo stesso stile di arrampicare e di vivere di Walter. In cui brillava anche la tenace vitalità dell’eterno giovane; ed ecco quindi l’omaggio tenero e allegro di due nipoti, Margherita e Alice, «con una canzone che gli piaceva» e con la lettura di un brano da “Le mie montagne”.
Poi, il film. Quasi 90 minuti dal taglio squisitamente femminile; con dettagli e angolature che solo la donna che ti ama può prima cogliere e poi permettersi di raccontare; con un tono deliziosamente autentico e non artefatto — “… poi c’era quella montagna, adesso non mi ricordo il nome esatto” —; con passaggi che hanno fatto sobbalzare i “bonattologi”, come quello sulle “pizze” ritrovate in garage («stavo cercando le gomme») con i filmati inediti girati da Walter: «Ci batteva il cuore quando li abbiamo guardati per la prima volta, eccoli qui».
Anche il Bonatti già noto prende un colore diverso e ancora più umano nel film e nelle parole della Podestà: il dolore per il torto del K2, l’amicizia con Carlo Mauri, l’imbarazzo giovanile in certe interviste televisive, le grandi avventure esplorative, i piccoli piaceri del giardino di casa.
Non basta sapere di cinema per “chiudere” un film come questo senza cadere nel patetico o peggio. Serve il cuore di lasciar parlare la vita e il suo mistero. E il coraggio di mettere tra le ultime immagini un Walter sorridente e sofferente assieme, con due stampelle al posto di martello e piccozza. Solo Rossana poteva farlo. Grazie per averlo fatto.
MARCO BERCHI

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